Alessandro Baricco, Novecento

Sul Virginian, il transatlantico che congiunge le coste americane e quelle europee, nel primo anno dello scorso secolo, viene ritrovato Danny Boodmann T.D. Novecento, ancora neonato, in una scatola di cartone. Sulla nave, sotto la protezione e la cura dei marinai, cresce e viene a conoscenza della sua dote di pianista. Con uno stile completamente suo, Novecento è capace di incantare chiunque salga a bordo del Virginian, miliardario o emigrante che sia. Viene descritto come un personaggio stravagante, non è mai sceso dalla sua nave, e mai lo farà. Il mondo è troppo grande per lui, ha paura di non riuscire a percepirne i confini, ma lo conosce e lo capisce meglio di chiunque altro. Si limita a suonare il suo pianoforte nella sala da ballo della prima classe o tra i bambini piagnucolanti e infreddoliti della terza, ascoltando le persone, “leggendole”; i passeggeri portano, assieme ai bagagli, le loro origini e la loro terra.

Mi sorprende il fatto che così poche pagine siano riuscite a colpirmi tanto. In una sola nave sono presentate emozioni fortissime, attimi commoventi, risate. Oltre a trattare di tematiche socialmente importanti come l’emigrazione, l’autore dà grande spazio a sentimenti e riflessioni dei personaggi; sono loro, la maggior parte delle volte, a spiegare al lettore i messaggi che Baricco intende trasmettere. Lo fanno con un linguaggio molto scorrevole, capace di far ridere, spesso simile all’orale, ma allo stesso tempo profondo e denso di significati. Ci sono caduta dentro. Tempo un pomeriggio ed era finito, avevo voglia di leggerlo ancora e ancora.

Federica Laneri

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