La nostra avventura editoriale: curatori di una raccolta di racconti (work in progress)

Siamo nati nel 2012 a Firenze, quando alcuni di noi, finita la terza media, non volevano rinunciare a un’esperienza che li aveva coinvolti significativamente: il laboratorio di lettura condotto da un loro insegnante, Matteo Biagi. Qualcunoconcuicorrere è il nome che abbiamo scelto in omaggio al romanzo di Grossman, soprattutto per le prime tre parole, che definiscono quello che facciamo: leggere, oltre a essere qualcosa di profondamente intimo, poteva diventare ancora più prezioso se condiviso. Anno dopo anno siamo cresciuti grazie all’arrivo di sempre nuovi membri, tanto che oggi siamo circa venticinque, dai 12 ai 20 anni. Fin dall’inizio la nostra casa è stata il sito, qualcunoconcuicorrere.org, dove due volte la settimana pubblichiamo le recensioni dei libri letti, presentiamo le novità in uscita, e parliamo anche di cinema, musica e serie TV. Dal 2014 abbiamo iniziato a partecipare anche a eventi letterari e incontri pubblici, e nel corso del tempo abbiamo collaborato con festival, biblioteche, librerie e gruppi di lettura. 

La cosa più preziosa resta però quella da cui siamo partiti: aver trovato un luogo dove contaminarci a vicenda con storie capaci di toccarci nel profondo.

 

L’idea di questa raccolta nasce da un’osservazione: chi stabilisce cosa deve succedere nel mondo della letteratura per ragazzi? Quali libri pubblicare, quali autori invitare nelle scuole o agli appuntamenti pubblici? Con la straordinaria eccezione di Mare di Libri, primo e unico festival in Italia dedicato alla letteratura per ragazzi curato da ragazzi, sono quasi sempre e solo gli adulti a decidere tutto. Adulti appassionati e competenti – che fanno un grande lavoro per intercettare temi, conflitti e voci in grado di incontrare i nostri gusti – ma che, per quanti sforzi facciano, non sono noi. Ecco, dal momento che i criteri con cui vengono costruite le raccolte di racconti non sfuggono a questa logica, ci siamo chiesti cosa sarebbe successo se avessimo provato, per una volta, a invertire il processo. Abbiamo iniziato a immaginare un’antologia di racconti che potessimo sentire nostra, proprio come le playlist che condividiamo su Spotify, o che ci ascoltiamo da soli per darci la carica quando siamo un po’ giù. Qualcosa così, chiuso in un libro, ci mancava davvero.

 

Quando siamo giunti al momento di individuare una rosa di nomi papabili, è stato un problema: ognuno ha iniziato a osservare la propria libreria interrogandosi sui possibili “magnifici dieci”. Ci siamo resi subito conto che i criteri potevano essere diversissimi e rischiavamo di non venirne a capo. Che fare? Innanzitutto abbiamo pensato che ci sarebbe piaciuto affrontare questo viaggio in terre a noi ignote in compagnia di qualche punto di riferimento: autori che in questi anni di scrittura sul web e incontri ai festival, ci è capitato di incrociare, e che non solo ci hanno incoraggiato, ma che abbiamo sentito davvero vicini. Le loro sono voci che crediamo sappiano parlarci in modo autentico. Purtroppo saremo costretti a scelte dolorose, soprattutto perché vorremmo mischiare le carte, provando a coinvolgere anche scrittori normalmente non considerati per ragazzi, ma le cui storie ci hanno comunque colpito – vuoi per i protagonisti, i conflitti trattati o la voce. Sarebbe bello poi riuscissimo a coinvolgere non solo scrittori ma anche autori musicali, almeno quelli che nella loro scrittura percepiamo come più “letterari” o nei cui immaginari ci riconosciamo maggiormente. Insomma, abbiamo fame di storie diverse tra loro, oblique, non etichettabili se non per la loro capacità di prenderci sul serio perché – come sosteneva Dino Buzzati – “Scrivere per ragazzi è come scrivere per adulti, solo più difficile”.

 

 

Come curatori, saremo noi a tenere i rapporti con gli autori. E proprio questa è la parte che più ci emoziona. Imbastire i primi contatti. Spiegare cos’abbiamo in mente. Vedere comporsi la squadra dei dieci autori. Tenere tempi e scadenze. Passare le prime bozze alla redazione de Il Castoro. Sappiamo si tratterà di un lungo lavoro dietro le quinte e che sarà una grande prova per il nostro gruppo, ma non vediamo l’ora di iniziare, perché anche questo renderà la nostra antologia un libro diverso dagli altri.

 

 

C’è una parola che secondo noi riassume il senso della nostra età, e questa parola è fuga. Tutti noi scappiamo, da qualcosa che vogliamo lasciarci alle spalle o verso qualcosa che vogliamo diventare. Attraverso l’archetipo della fuga, con tutte le interpretazioni a cui si presta, vorremmo che le autrici e gli autori coinvolti provassero a indagare le corde più nascoste della nostra generazione, ponendoci davanti a interrogativi che non abbiano risposte né facili né uguali per tutti. E in fondo, un tema del genere potrebbe parlare non solo ai nostri coetanei, ma a tutti coloro che in un qualche momento della loro vita si sono trovati ad affrontare quello che stiamo vivendo noi ora.

 

 

Un’antologia di racconti è una scelta “difficile”, sappiamo che tanti la definirebbero perdente: in Italia non se ne pubblicano molte, specie se a più voci, e pochi sono gli editori che dimostrano di crederci davvero. Eppure grandi autori che hanno fatto del racconto una loro cifra stilistica – pensiamo al premio Strega Paolo Cognetti o alla premio Nobel Alice Munro – ci insegnano che il racconto è la forma più essenziale di fiction: poche cartelle per dar vita a personaggi, ambientazioni e conflitti memorabili. Inoltre, confrontare più voci attorno allo stesso argomento – la fuga – crediamo possa dar vita a una narrazione plurale in cui ogni sguardo non vale solo per se stesso, ma anche in relazione agli altri, un po’ come ritrovarsi in una casa dove ogni finestra si apre su un mondo diverso

 

 

Teniamo molto a far vivere il libro dopo la sua uscita, quindi ci daremo da fare anche nella promozione, sia personalmente che sui nostri spazi web e social. Vorremmo che il percorso della raccolta continuasse come una staffetta, e che il libro viaggiasse soprattutto nelle scuole, e noi con lui. A partire dalla lettura dei racconti, gli studenti potrebbero domandarsi: e io, da cosa o verso cosa fuggo? Innescando così una riflessione condivisa tra noi, gli autori che eventualmente volessero accompagnarci, studenti e insegnanti sul tema della fuga, dello scrivere per ragazzi e sull’adolescenza in generale.

 

 

Dopo mesi di chiacchiere e riflessioni, ci siamo trovati a dover sciogliere un ultimo nodo: come trasformare le nostre suggestioni in un libro? Ci serviva un editore, ma non uno qualsiasi, uno che sposasse con forza la nostra causa, su cui potessimo contare per accompagnarci in ogni fase del lavoro che ci aspettava. E Il Castoro ci è sembrata la scelta più naturale, perché da anni abbiamo costruito un solido rapporto di collaborazioni, nel corso delle quali abbiamo visto con i nostri occhi quanto per loro l’ascolto, il contatto diretto con i ragazzi a cui si rivolgono sia importante al di là delle retoriche di facciata. Oltre a questo sapevamo che, dalla conoscenza del catalogo e da un’intervista rilasciata dall’editor Loredana Baldinucci al nostro blog, Il Castoro aveva spesso guardato con grande attenzione alle raccolte di racconti, condividendo con noi la passione per un genere tanto obliquo quanto ricco di fascino. È perciò difficile descrivere la sensazione che abbiamo provato quando ci siamo trovati attorno a un tavolo, nei loro uffici di Milano, e vedere che alle nostre idee rispondevano con un entusiasmo e un coinvolgimento ben superiori alle nostre aspettative. Quando siamo usciti, ci siamo tirati un pizzicotto l’un l’altro, e abbiamo capito che era tutto vero.

 

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