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Quattro domande a Benny Lindelauf

Quattro domande a Benny Lindelauf

La prima domanda in realtà ne nasconde due. Abbiamo notato che nel libro è molto importante la tematica familiare, perché la famiglia protagonista è un nucleo molto stretto, con una figura centrale che è quella della nonna. È un personaggio autobiografico? Il secondo punto: partendo proprio dal fatto che la famiglia è un tema così importante in Nove braccia spalancate, qual è la sua concezione di famiglia nel 2017?

 

Benny: Per quanto riguarda la prima domanda, la storia in effetti è nata dalle storie che mi raccontava mia nonna, ma devo precisare che la mia nonna in realtà è una persona molto diversa da nonna Mei, lei era molto focosa e mi raccontava sempre le storie, mentre nonna Mei è piuttosto dura, severa, almeno all’apparenza, visto che in realtà anche lei nasconde molto amore per i nipoti e per il loro padre.

L’idea che ho di famiglia? Oggi la famiglia è qualcosa di molto diverso dal passato, quando non si pensava alla famiglia senza una madre, un padre, dei figli, forse i nonni. Oggi abbiamo famiglie molto diverse: non sempre i genitori stanno insieme, talvolta ci sono due padri, o solamente la madre con il figlio. Ma in fondo è la stessa cosa: c’è qualcuno che si occupa di controllare che la navigazione proceda sicura, e gli altri spesso i bambini, che nel frattempo fanno esperienza del mondo. È diverso, ma è lo stesso.

 

Anche se la storia è ambientata negli anni’30, non c’è traccia del clima cupo che attanagliava l’Europa in quel tempo…

 

B: quello è il periodo in cui è vissuta mia nonna, ed è anche un periodo molto importante per uno scrittore; tutto stava cambiando, ma non era chiaro che direzione il futuro avrebbe preso. Poteva avvicinarsi la seconda guerra mondiale, oppure no. In realtà io ho scritto un secondo volume, una continuazione, e lì l’argomento della guerra è trattato più da vicino.

 

Lei si percepisce come uno scrittore per ragazzi o come uno scrittore tout court?

 

B: Ieri ho detto, in un’altra intervista, che qualche volta ho scritto esplicitamente per bambini, storie pensate per l’apprendimento della lettura. D’altro canto, storie come “Nove braccia spalancate” o la sua continuazione, secondo me non sono necessariamente storie per bambini o per ragazzi: a me non importa chi le legge, bambini, ragazzi, adulti. Io non faccio discriminazioni di orecchie, o di occhi. Allo stesso tempo, credo che il punto centrale della storia sia la crescita di un ragazzo, dagli undici ai sedici anni, e quindi io devo pensare, immaginare, come pensa e immagina un ragazzo adolescente. Qui devo trovare il modo di combinare ciò che voglio scrivere e il modo in cui si esprime un adolescente.

 

Quali sono i suoi autori preferiti? Visto che parla benissimo l’italiano, ci sono autori italiani tra questi?

 

B: Sono moltissimi, dipende molto dal periodo, forse addirittura dal giorno. Ho letto molti autori italiani, e se proprio devo citarne uno, direi Italo Calvino e la sua trilogia I nostri antenati. Ho scritto un libro, uscito solo in Olanda, che considero molto calviniano. Mi piace l’idea di un’ambientazione vaga, in cui succedono fatti non realistici raccontati con una lingua molto ricca.

Emma Mazzanti, Margherita Marini, Sarah Ferraiolo

 

Grazie a Benny e a Anna Patrucco Becchi

 

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