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L’incipit della settimana: Francesco D’Adamo, La traversata

L’incipit della settimana: Francesco D’Adamo, La traversata

Quella notte Ezechiele si svegliò sentendosi stanco e agitato come se ci fosse stato un pericolo o avesse fatto un brutto sogno.

Ma pericoli non ce n’erano: era a casa sua, a Scuglizzi, un piccolo borgo dove tutti si conoscevano e dove la sera potevi ancora lasciare la porta aperta, non c’era bisogno di catenacci, allarmi e diavolerie come per chi viveva in una grande città.

Fuori sentiva il rumore del mare che l’aveva accompagnato per tutta la vita perché era sempre stato un pescatore.

E neppure aveva fatto un brutto sogno.

Ezechiele era molto vecchio e ormai da anni faceva sempre lo stesso sogno: correva con la sua moto Guzzi rossa nel cuore della notte, lungo una strada tutta curve che costeggiava la scogliera, e si divertiva come quando, da ragazzo, si era comprato quella moto usata dal farmacista di Montescuro, paese arroccato in cima alla montagna, pagandola un tanto al mese perché non aveva il becco di un quattrino.

Poi ogni notte, a un certo punto del sogno, non era più sulla moto e invece arrivava Caterina, sua moglie, che lo aveva lasciato quattro anni prima, dopo una breve malattia.

Nel sogno Caterina non era la giovane e bella ragazza che aveva conosciuto alla sagra di Santa Rosalia, quella che aveva portato a fare un giro con la moto rossa in una notte che in cielo c’erano un milione di stelle. No, era come lui la ricordava nei suoi ultimi giorni di vita, una vecchina con i capelli neri appena spruzzati di bianco e una ragnatela di rughe attorno agli occhi, e la ricordava così perché lui l’aveva amata fino all’ultimo.

Francesco D’Adamo, La traversata, Il castoro, 2021, pp.154, €14

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