David Grossman, Qualcuno con cui correre

Non ho alcuna difficoltà nel presentare il libro che finora ho preferito: “Qualcuno con cui correre” del noto giornalista nonché scrittore che apprezzo di più, David Grossman. Non mi è stato facile recensire il libro, poiché mi è risultato assai difficoltoso descrivere con mere parole ciò che ho provato durante la lettura del romanzo, al quale sono particolarmente legata. Tuttavia, devo ammettere che inizialmente mi sembrava piuttosto noioso, ma come spesso accade assaporando i grandi romanzi, mi sono dovuta ricredere man mano che accumulavo pagine.

La storia è ambientata a Gerusalemme, terra natia dell’autore, che, essendo tutti i suoi più noti romanzi ambientati nella Città Santa, mostra evidentemente un particolare interesse per il clima presente nella Città; mi riferisco più propriamente al conflitto Israele-Palestina, che, per quanto concerne il libro, viene tuttavia accennato in qualche passaggio, quasi come un qualcosa di lontano. In quel momento, infatti, viene data più rilevanza ad Assaf, Tamar e alla loro alquanto singolare storia. Una storia caratterizzata dalla presenza di droga e di malavita, di un accenno a una storia d’amore e di protesta sociale e religiosa.

Il grande Grossman propone una scrittura piana, lineare, regolare e piuttosto accattivante: un ottimo strumento per orchestrare una vicenda che inizialmente pare assai complicata, ma che in realtà assume ben presto un’evidente connotazione.  “Qualcuno con cui correre” è un romanzo che contiene infamia e lode, non lascia senz’altro il lettore indifferente.

Inoltre, poiché ero incuriosita dal conoscere i giudizi altrui sul libro, mi è capitato di leggere alcune recensioni in cui, tuttavia, emergevano più critiche che lodi. Sono rimasta molto colpita da una in particolare, che sosteneva che il finale  fosse un po’ troppo tendente verso l’happy ending e che il romanzo fosse tedioso e poco coinvolgente. Naturalmente il coinvolgimento spesso dipende troppo dal vissuto d’ognuno, ma per quanto mi riguarda il romanzo mi ha coinvolta fin troppo oltre le aspettative. In certi tratti ho sentito un coinvolgimento e un’emozione assai forte che mi ha fatto vivere la storia in prima persona. La critica all’ happy ending riscontrato nel finale probabilmente è più condivisibile, poiché, malgrado sia vero il fatto che dopo tutto ciò che è successo ai protagonisti un pizzico di ottimismo e di speranza è sempre necessario, essendo prevedibile la presenza di un accenno di una storia d’amore tra Assaf e Tamar,  potrebbe apparire leggermente scontato. Non ho deciso di riportare tutto ciò per tentare di sminuire il romanzo, bensì perché ritengo sia d’obbligo cercare di comprendere le critiche.

Ne consiglio vivamente la lettura agli adolescenti d’oggi per riconoscere l’importanza di una famiglia, di una casa e di un clima sereno, ai quali spesso si tende non attribuire tanta rilevanza in quest’età colma di emozioni contrapposte e di sbalzi d’umore repentini, nonostante la lettura del romanzo possa risultare difficile essendo non leggera e trattando un argomento senza alcun dubbio non semplice.

Chiara Principe

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