L’incipit della settimana: Guido Sgardoli, L’isola del muto

La notte del 12 luglio 1812 al largo di Lyngør, James Pattison Steward, capitano di vascello della Marina britannica, meglio conosciuto come Mad Jim, scaricò in poco più di quindici minuti quattro tonnellate e mezza di ferro e catene contro il fianco inerme dell’unica nave degna di tal nome della flotta danese-norvegese, la fregata Najaden, a bordo della quale prestava servizio come nocchiere di terza classe il giovane Arne Bjørneboe.

Arne sopravvisse, ma perse del tutto l’udito e si ustionò gravemente il volto.

Quando si riprese e vide quel che la battaglia gli aveva fatto, smise di parlare.

Non che in precedenza fosse stato molto loquace – era uno di quei tipi taciturni, dall’anima rozza, abituati alla fatica e alla solitudine – e per tutto il tempo trascorso in compagnia del vecchio Ole Bjørneboe, che l’aveva cresciuto ispirandogli timore fino all’ultimo dei suoi giorni terreni, mai aveva sentito pronunciare un discorso composto da più di una dozzina di parole e che per metà non fossero imprecazioni o ingiurie. Non fu un gran sacrificio, quando si decise, chiudere la bocca, scordare il suono delle parole e lasciare che la vita intorno a lui sciabordasse pigra e indifferente.

Per un certo periodo, all’ospedale di Kristiansand, dove era stato ricoverato a causa delle ferite, Arne pensò di uccidersi. Vedeva arnesi che infilati con la dovuta forza nel punto giusto della gola, dove il sangue gonfiava le vene, avrebbero dato la morte in brevissimo tempo. E vedeva finestre spalancate attraverso le quali gettarsi nel vuoto. Seguitò a pensarci quando uscì dall’ospedale e le bende umide e maleodoranti divennero per un tempo infinito la sua seconda pelle; ci pensava quando vedeva le onde del mare in burrasca o quando passava di fronte a un gabinetto medico e immaginava boccette di veleno dai nomi impronunciabili. E ci pensò ancora, quando osò guardarsi per la prima volta in una scheggia di specchio e non riconoscendosi urlò di rabbia e di frustrazione senza sentire le sue stesse urla, e poco ci mancò che afferrasse quella scheggia appuntita di specchio per ficcarsela nel cuore.

Guido Sgardoli, L’isola del muto, San Paolo, 2018, pp.360, €18.

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