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I due incipit della settimana: Andrea Pau, Il t3rzo piano – Aaron Starmer, Spontaneous

I due incipit della settimana: Andrea Pau, Il t3rzo piano – Aaron Starmer, Spontaneous

Piange, e piange ancora. Le lacrime scappano dagli occhi di Tinetta come caffè da una cuccuma troppo piena. – Io… io non… Le parole si affacciano dalle labbra tumefatte, si lanciano giù alla maniera dei kamikaze e si spaccano sul pavimento, cocci tintinnanti di dolore. Tinetta ha un sigaro in mano, lo fissa. Un Cohiba grosso due dita, acceso, il cui fumo riempie l’ambiente di una fragranza speziata che per lei è solo una puzza insopportabile. – Fallo. Fallo e basta. Quello di Teo è un ordine. Il tono sembra perfino cortese, ma non ammette repliche. Lei distoglie lo sguardo dal sigaro e guarda Tiero, che le sta davanti. È coperto solo da un paio di boxer di marca, il bel corpo percorso da strisce di sangue rappreso, un’autostrada rossa che gli attraversa petto e costato. Tiero le restituisce uno sguardo cupo, annuisce dolcemente. Tinetta, gli occhi cerchiati dalla disperazione, si guarda attorno. Le pareti dell’ascensore, l’acciaio liscio e gelido, lo specchio velato da decine di impronte digitali, la pulsantiera con la cornice in ottone. Poi la voce di Teo la riporta alla realtà. – Inutile che lo guardi. Non ripartirà. Non adesso, almeno. Non senza l’intervento del tecnico. Fa’ quel che ti ho detto. Tinetta sposta di nuovo lo sguardo su Tiero, lo fissa finché la sua sagoma non diventa opaca, liquefatta dalla barriera di lacrime che le occupano l’iride. – Scusami. – Gli mormora. E gli preme la capocchia incandescente del Cohiba sul capezzolo destro. Tiero urla di dolore. Tinetta continua a pigiare e premere e schiacciare, finché tutta la cenere arroventata è sparsa di fianco al cratere di pelle ustionata, barriera corallina attorno a un atollo di tormento.

Andrea Melis, Il t3rzo piano, illustrazioni di Sualzo, Dana -RW, 2017, pp. 176, €16,90

 

Quando Katelyn Ogden esplose durante la terza ora del lunedì, quella di mate, il custode pensò con tutta probabilità che scrostare resti di budella dalla lavagna bianca sarebbe stata un’esperienza isolata. Come dargli torto. In passato, i ragazzi non esplodevano così, a caso. Non nelle ore di mate, non al ballo studentesco e nemmeno nel laboratorio di chimica, luogo notoriamente dato alle esplosioni. Mai capitato. Mai un’esplosione. ah, i bei tempi andati! Si possono dire molte cose di Katelyn Ogden  ma non che fosse, per così dire, esplosiva. In tutti i sensi. Era esile, con un pixie cut e una vocetta concitata. Era come un prendisole: carina, ariosa, inoffensiva. Non la conoscevo bene, ma abbastanza da aver maledetto la sua adorabile esistenza in più di un’occasione. Non ne vado orgogliosa, ma è la verità. Il che non significa che la volessi morta com’è poi morta, o che la volessi morta in generale, per quel che può servre. I nostri pensieri non coincidono sempre coi sentimenti. e quando lo fanno, lo fanno per poco. La mattina che Katelyn, bè, è esplosa, ero seduta due banchi dietro di lei. Era settembre, la prima settimana piena di scuola, una giornata fantastica. Le finestre erano aperte e il ronzio lontano di un trattore John Deere si mischiava al ronzio vicino del professor Mellick intento a filosofare sui fattoriali. Temendo di avere l’alito da caffè, mi ero piegata per rovistare nel portafoglio in cerca di mentine. Il mio punto di vista era limitato, e le uniche parti di Katelyn che vidi esplodere furono le gambe. In realtà è difficile dire cos’ho visto. Un secondo prima c’erano le sue gambe e quello dopo non c’erano più. Spraf!

Aaron Starmer, Spontaneous, traduzione di Simone Buttazzi, Dana-RW, 2018, pp.300, €18,90

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