Tiziano Terzani, Lettere contro la guerra

8.46

Ehi tu,

kamikaze, tu, causa di tanto odio, che ieri hai baciato i tuoi genitori per l’ultima volta,  che non lo hai voluto ma sei stato costretto dalla triste vita in cui sei vissuto, che eri il predestinato, tu che non hai potuto scegliere, ma che non verrai mai capito; anche tu, come tanti altri, ora sei in un vuoto così simile alla pace, sei morto, morto insieme a chi hai ucciso, tu, che ti avevano detto “per la fede”, che ti ripetevi “per la fede, per la fede”, ma lasciatelo dire, non era fede, era solo l’ignoranza di chi non ha potuto apprendere; penso, se solo vivessimo in un mondo unito, penso, se solo fossimo felici insieme.

 

9.03

Ehi tu,

americano, tu che hai appena perso i tuo fratelli, che soffri per chi ormai non soffre più, dico a te,  che hai visto morire, che hai chiuso gli occhi a tuo figlio davanti alla televisione e anche a te, il cui figlio ha chiuso gli occhi da solo, pensandoti; ascolta, è difficile ma guarda oltre il nero che ti offusca, pensa cerca solo di pensare, e di capire che per onorare i tuoi cari, l’arma migliore è l’amore: ama, chi è morto e chi ha ucciso, sii suo amico, se non per amicizia, almeno per una pace comune. So che è difficile accettare, ma sii vicino a chi è morto, evitando altra morte, sii amico di chi ha avuto paura, evitando ulteriore terrore;

10.28

Ehi tu,

uomo, tu, ateo, religioso, anti islamico, politico, comico; tu, parrucchiere, commerciante, avvocato, giornalista, pacifista, pure tu, che non guardi il telegiornale, che non leggi gli articoli di “Repubblica”, che non hai un computer, ma che lo stesso sai, sai tutto;

tu,

chiudi gli occhi, rilassati.

 

Non arrenderti al buio, concediti di sperare; sogna un nuovo mondo, provaci, pensa che, in fondo, sogni ogni notte, anche questa mattina ci puoi riuscire.

 

Valeria Disabato

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